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  • venerdì 16 giugno 2017

    Buone prassi giudiziarie e psicosociali in favore della bigenitorialità e di contrasto all’Alienazione Parentale

    Pubblichiamo il protocollo firmato il 15 giugno 2017 da numerosi esperti e centri di ricerca nazionali in ordine alle buone prassi da adottare per il contrasto al fenomeno dell'alienazione genitoriale.

    Al fine di scongiurare quei comportamenti dei genitori che siano di “danno alla serena crescita del figlio” il documento consiglia di richiedere l’adozione di tutta quella serie di “rimedi” che sono stati anticipati dai maggiori Tribunali in Italia, come quello delle Penalità di inadempimento (cd. Astreintes), che sono – con la previsione di una “sanzione” per ogni volta che si replichi un inadempimento alla corretta esplicazione della responsabilità genitoriale – un vero e proprio deterrente, immediato ed efficace, nel contrasto di un comportamento alienante al suo primo manifestarsi.

    In ordine al tema dei trattamenti sanitari coatti il documento prende una netta posizione a difesa della scelta libera e consapevole della persona che deve sottoporsi al trattamento sanitario, in ottemperanza al diritto alla salute.

    Apprezzabile, nell'ultimo paragrafo, anche il rilievo dell'impossibilità per i servizi di svolgere il doppio ruolo spesso loro demandato: di controllo e di aiuto, richiedendosi un setting neutrale e non giudicante.

    10. Ruolo e funzione dei servizi socio sanitari. L’esperienza dimostra l’impossibilità per il servizio sociale territoriale di svolgere con successo la duplice funzione di controllo dell’attuazione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria e di aiuto e presa in carico della famiglia conflittuale ed alienante, che richiede un setting neutrale e non giudicante. Va poi ricordato che i servizi spesso mancano di personale specializzato per le situazioni di grave conflittualità familiare o per i casi di alienazione parentale, né dispongono di spazi neutri appositamente organizzati. Queste considerazioni inducono a ritenere preferibile che il servizio sociale mantenga per sé le funzioni di vigilanza contemplate dal mandato giudiziario e deleghi a strutture neutrali e specialistiche lo svolgimento di un progetto d’intervento maturato al di fuori del processo sulla base del consenso informato delle persone interessate. Lo spazio extraprocessuale previsto dall’art. 337 octies co. 2 c.c. può essere funzionale non solo alla mediazione familiare ma anche all’avvio di un progetto di sostegno – ed eventualmente di cura – maturato e condiviso con le persone interessate da operatori specializzati organizzati in una struttura apposita. Dette strutture possono coincidere con quelle deputate all’accoglienza del minore durante il periodo di transizione di cui al punto 6 e all’effettuazione degli incontri in spazio neutro di cui al punto 7.