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  • sabato 10 febbraio 2018

    La rinuncia all'azione di riduzione da parte del legittimario pretermesso non può essere dedotta da comportamenti taciti ai sensi dell'art. 590 c.c. Cass. 5 gennaio 2018 n. 168

    Nella presente controversia ereditaria, avente ad oggetto un testamento di dubbia interpretazione e disposizioni che erano suscettibili di ledere i diritti del legittimario, una delle parti sosteneva in giudizio che il comportamento dell'attore che domandava l'azione di riduzione era stato di acquiescenza alle disposizioni asseritamente lesive e che di conseguenza di era stata una rinuncia. Secondo la Corte d'Appello tale argomentazione andava ad impedire l'accoglimento dell'azione di riduzione era anche la circostanza che il ricorrente aveva tenuto una serie di condotte che implicavano l'accettazione dei legati disposti in suo favore, e dalle quali era possibile ricavare in maniera inequivoca la volontà di rinunciare a far valere la lesione, anche alla luce di quanto prevede l'art. 590 c.c..
    La sentenza viena cassata rientendo la Suprema Corte inappropriato  il richiamo compiuto dalla Corte distrettuale alla previsione di cui all'art. 590 c.c., che non è invocabile, al fine di escludere la tutela dei diritti del legittimario. La costante giurisprudenza di legittimità che ha avuto modo di affermare che la conferma della disposizione testamentaria o la volontaria esecuzione di essa non opera rispetto alle disposizioni lesive della legittima, in quanto gli effetti convalidativi di cui all'art. 590 c.c., si riferiscono alle disposizioni testamentarie nulle, mentre tali non sono quelle lesive della legittima, essendo soltanto soggette a riduzione Pertanto, l'esecuzione volontaria di per sè non preclude al legittimario l'azione di riduzione, salvo che egli abbia manifestato anche tacitamente la volontà di rinunziare all'integrazione della legittima, potendosi però desumersi l'esistenza di una rinunzia tacita attraverso un complesso di elementi concordanti da cui emerga che la parte interessata abbia avuto la consapevolezza dell'esorbitanza della disposizione testamentaria dai limiti della porzione disponibile e tuttavia abbia eseguito integralmente la disposizione medesima.