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  • venerdì 27 aprile 2018

    L'art. 484 c.c. che disciplina l’accettazione con beneficio di inventario delinea una fattispecie a formazione progressiva, per la cui realizzazione i due adempimenti sono indispensabili- Cass. 26 marzo 2018, n. 7477

    La vicenda è la madesima della sentenza Cass. 9099 del 12 aprile 2018, pubblicata: la Corte di cassazione ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per la riunione dei due procedimenti. Una banca proponeva ingiunzione e intimava precetto alla moglie erede di un debitore, ma l'intimata proponeva opposizione, deducendo di non essere debitrice della somma ingiuntale, atteso che aveva accettato l'eredità del marito con beneficio di inventario e che i beni erano stati rilasciati ai creditori.
    Il decreto ingiuntivo ed il precetto venivano notificati nel lasso di tempo intercorrente fra l’accettazione e la redazione dell’inventario e quindi veniva proposta opposizione a precetto. L’opposizione risultava vittoriosa anche in Corte d’Appello, la quale dichiarava che la moglie non avesse perciò mai acquisito la qualità di erede pura e semplice e quindi non dovesse rispondere dell'intero ammontare del decreto ingiuntivo.
    Giunta la vicenda in Cassazione, la Suprema Corte afferma che poiché "l'accettazione col beneficio d'inventario si fa mediante dichiarazione... " e che questa "deve essere preceduta o seguita dall'inventario", l'art. 484 c.c. chiaramente delinea una fattispecie a formazione progressiva, per la cui realizzazione i due adempimenti sono entrambi indispensabili, come suoi elementi costitutivi. Dunque la dichiarazione di accettazione, ha ex se una propria immediata efficacia, comportando il definitivo acquisto della qualità di erede da parte del chiamato e quindi il suo subentro in universum ius defuncti, compresi i debiti del de cuius, senza però incidere sulla limitazione della relativa responsabilità intra vires hereditatis, la quale è condizionata (anche) alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell'inventario, mancando il quale l'accettante "è considerato erede puro e semplice" (artt. 485, 487 e 488 c.c.), come se non avesse conseguito il beneficio ab initio. In ogni caso, l'intempestivo compimento dell'inventario, se non nella eccezionale previsione dell'art. 489 c.c. non è inserito dall'ordinamento tra le ipotesi di decadenza dal beneficio (artt. 493, 494 e 505 c.c., tutte riferite ad altre condotte dell'erede attinenti alla fase della liquidazione e quindi necessariamente successive alla redazione dell'inventario), e ciò conferma che tale formalità ha natura di elemento costitutivo della fattispecie.