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  • venerdì 25 maggio 2018

    Le dichiarazioni della moglie relative a violenze fisiche e morali da parte del marito, anche se comportanti rilevanza penale, non possono fondare una pronuncia di addebito – Trib. Messina 21 marzo 2018

    Nel presente procedimento di separazione la moglie domandava la pronuncia di addebito in quanto sosteneva che il marito avesse sempre tenuto un atteggiamento prevaricatore e violento nei suoi confronti, addivenendo in più di una occasione alle vie di fatto. Le circostanze narrate erano anche state oggetto di un procedimento penale che aveva condotto alla condanna del marito. Il Tribunale di Messina rigetta però la domanda di addebito, pur richiamando il costante orientamento della Suprema Corte, in base al quale  le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge nei confronti dell'altro, costituiscono violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole la dichiarazione di addebito della separazione all'autore di esse, nonché da esonerare il giudice di merito, il quale abbia accertato siffatti comportamenti, dal dovere di comparare, ai fini dell'adozione della pronuncia di addebito, addiviene ad altre conclusioni. Nell’esaminare gli esiti dell’istruttoria afferma che le sole dichiarazioni della parte, ovvero le dichiarazioni de relato dei testimoni, che riportano quanto affermato da parte attrice, non siano sufficienti a dimostrare il comportamento del marito. Non solo: le dichiarazioni del figlio, non esattamente coincidenti in sede penale e civile, vengono sminuite, in particolare evidenziando come gli episodi riportati sembravano fare riferimento più a una aggressione verso il figlio nell’ambito di un litigio che violenza verso la moglie. La complessiva ricostruzione del Tribunale lascia molto più che qualche perplessità, considerato la delicata e purtroppo frequente tipologia di caso trattato.