Per offrire il miglior servizio possibile il presente sito fa uso di cookies, anche di terze parti. Continuando la navigazione si autorizza l'uso dei cookies.
Leggi la Privacy e cookie policy OK
  • sabato 23 giugno 2018

    Non sono ammesse scorciatoie per l'adozione di minore, la cui valutazione è demandata al vaglio giurisdizionale. Tribunale per i Minorenni dell'Emilia Romagna, 11 maggio 2018

    Domanda di riconoscimento di adozione disposta all'estero.
    Crescente fenomeno delle coppie che "sfruttano" la cittadinanza di uno dei coniugi per intraprendere un'adozione nazionale nello Stato d'origine del coniuge straniero.
    La moglie, cittadina bulgara e italiana, aveva ottenuto l'adozione del minore in Bulgaria da sola.
    Dopodiché il marito italiano si era recato il Bulgaria e con atto notarile 
    Tale modus operandi non è considerato illegittimo, deve tuttavia rispondere a determinate regole volte ad evitare una frode alla legge, ovvero che la disciplina italiana in materia di adozione venga aggirata ed elusa ad opera di cittadini italiani.
    L'art. 36 comma 4 della L. n. 184/1983 prevede che "l'adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero a istanza di cittadini italiani, che dimostrino al momento della pronuncia di aver soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia con provvedimento del tribunale per i minorenni, purché conforme ai principi della Convenzione.
    Alla stregua di detta disciplina, il Tribunale non può ignorare come il provvedimento di adozione emesso dall'autorità bulgara, grazie al quale l'istante ha adottato il minore, sia stato emanato in violazione della legge italiana in materia di adozione internazionale, essendosi la signora, cittadina italiana e bulgara residente in Italia, sottratta all'applicazione di tale disciplina.
    Non può disporsi la trascrizione di un atto di nascita in cui la creazione del vincolo di filiazione derivi da una dichiarazione notarile proveniente dall'aspirante genitore e al di fuori delle garanzie processuali necessariamente richieste dalla normativa in tema di adozione.
    Tuttavia, dovendo il criterio del best interest of the child guidare imprescindibilmente l'operato del giudice nelle controversie aventi ad oggetto i minori, il Collegio non può sottrarsi dal rilevare come, in virtù della situazione familiare di fatto creatasi e del legame affettivo probabilmente consolidatosi tra il minore e i coniugi, non si possa escludere la possibilità di formalizzare tale condizione di fatto mediante un'eventuale richiesta ex art. 44, lett. d), L. n. 184/1983 per valutare, nelle modalità indicate dalla legge, l'opportunità di operare in tal senso ove ciò si riterrà rispondente all'esclusivo e preminente interesse del piccolo.